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Io rimango a casa. Io mi curo a casa. Atto II

Contino ad approfondire le possibili dinamiche tra Servizio Sanitario Nazionale e medicina privata nel difficile compito dell’esplosine delle cure domiciliari.

Io mi curo a casa

Nemmeno il tempo di pubblicare il primo articolo di questo mio reportage che subito il mio cellulare ha iniziato a impazzire di messaggi istantanei. I contenuti dei messaggi? Tutti molto simili e tutti, purtroppo, abbastanza allarmanti.

“Qui dove sono iopaese dell’hinterland milanese nda – i medici di base sono divenuti una rarità. Ogni volta che va in pensione uno non sappiamo a chi rivolgerci”

“Medico della mutua, chi è costui?”

“Il mio medico risponde solo al telefono, oramai non riceve più, figuriamoci se viene a casa…”

“Il mio medico – Milano centro nda – si rifiuta di farmi il vaccino antiinfluenzale perché dice che lui non è un infermiere. Voglio vederlo venire a casa…”

Forse la mia comunità di amici e conoscenti è caratterizzata da un’estrema sfortuna con i propri medici di base e di certo pochi messaggi non possono fare un campione rappresentativo ma “fanno il paio” con tutte le mie perplessità in merito alla somministrazione di cure domiciliari erogate da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Sicuramente in questo progetto ci sono ancora diversi punti da chiarire e definire, a partire proprio dai “requisiti che devono avere gli Enti Erogatori”, l’equità delle prestazioni nelle varie regioni italiane e – soprattutto – il ruolo assegnato proprio ai nostri (oramai sempre meno) medici di base.

Sia chiaro non voglio demonizzare una frontiera che potrebbe, in un futuro felice, condurci alla telemedicina (traguardo auspicabile solo nel caso in cui questa venisse erogata secondo caratteristiche etiche tecnologiche adeguate); solo i miei dubbi sulla confluenza della mancanza di medici e una nuova e sfidante frontiera della medicina rimangono. Anzi, se possibile, vengono rafforzati proprio dall’esperienza quotidiana. 

Anche perché al paragrafo “requisiti minimi” si fa riferimento a requisiti tecnologici (quali mezzi di trasporti idonei per garantire la mobilità degli operatori sanitari, dotazioni minime di apparecchiature a norma – stetoscopi, sfigmomanometri, glucometri, saturimetri e aspirator – e strumenti che consentano il trasporto di campioni biologici e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti dall’attività) che difficilmente possono essere organizzati e messi a disposizione dall’ultima avanguardia della medicina passata dalla mutua.

Quindi? Quindi spazio ai privati – purché propongano una medicina etica e davvero ecumenica – perché “io rimango a casa” ma vorrei sapere chi mi cura a casa.

Ora, come sempre, passo a te la palla e ti chiedo: cosa ne pensi di questo articolo? Unisciti alla discussione.

Puoi scrivermi qui sotto, oppure chiamarmi per arrabbiarti con me, oppure incontrarmi per scoprire come posso renderti un medico ancora migliore. Io sono pronto a tutto.

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